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«Mi sono salvato dagli stregoni, ora voglio aiutare i miei fratelli» di Liliana Carbone
Pubblicato su Cronacaqui.it il 19 ottobre 2011
 

Stefhane Ebongue è nato in Camerun, ma i suoi occhi sono chiarissimi, proprio come la sua pelle e i suoi capelli. Porta sempre un paio di occhiali scuri, un cappellino sulla testa e vestiti abbastanza pesanti per proteggersi dai raggi del sole, che da quando è nato sono il suo peggior nemico. Perché Stephane è un camerunense albino.

Ha lasciato la sua terra per salvarsi dalla sua malattia che si chiama ipovisione, che accomuna tutti gli albini sin dalla tenera età. «Solo così posso dire di essere ancora vivo», spiega Stephane, che vede solo con tre decimi di vista. «Sono qui per aiutare chi ha più bisogno di me: voglio continuare a raccogliere fondi per acquistare una ventina di videoingranditori per permettere ai bambini finalmente di leggere. Costano 900 euro l'uno e in occasione della serata benefica organizzata al Caffè Basaglia il 6 ottobre scorso, siamo riusciti ad acquistarne due. L'altro progetto è la costruzione di una biblioteca per albini in Camerun, dotata di libri "a misura" di studente albino».

Stephane è un giornalista di 40 anni e da quattro vive e lavora a Torino insegnando italiano e inglese ai profughi in un centro di accoglienza, a Settimo Torinese. In Camerun è riuscito con coraggio a conquistarsi una laurea in giornalismo e comunicazione di massa, portando a termine anche un master in letteratura inglese.

In Africa essere albini non solo significa essere condannati all'ipovisione e a tumori della pelle, ma vuol dire anche essere costretti a vivere nell'emarginazione e al centro di discriminazioni, significa essere figli orfani di uno Stato che non considera la quasi cecità una vera malattia da curare.

Fin da piccoli gli albini africani hanno difficoltà a frequentare le lezioni scolastiche perché non riescono a leggere chiaramente i caratteri con cui sono scritte le parole sulle pagine dei libri e sulla lavagna. Così diventano svogliati e lasciano la scuola. «L'alternativa è mendicare, è l'emarginazione, la povertà, lo sfruttamento e la prostituzione - continua Stephane -. È la morte di fronte a malattie come l'ipovisione e i tumori della pelle che non vengono curati».

In Africa essere albini vuol dire anche essere preda di rituali arcaici che ancora sono praticati alla luce del sole. «Gli albini sono uccisi dagli "stregoni" in tutta l'Africa Nera e gli organi prelevati, come i testicoli, gli occhi e il cuore, o gli stessi capelli color oro, sono consegnati alle divinità per ottenere una sorta di grazia - continua l'uomo -. I capelli rappresentano una ricca pescagione; fare sesso con una donna albina garantirà all'uomo molta fortuna, il testicolo servirà a sedurre una donna ardentemente desiderata da un uomo che si sente rifiutato, il cuore garantirà la vittoria alle elezioni politiche».

Stephane il 14 gennaio prossimo ritornerà al suo paese per portare agli albini del Camerun 2mila paia di occhiali da sole, due videoingranditori, ombrelli e cappelli. «Questo è soltanto un primo passo per aiutare i più sfortunati finalmente a vivere».

Liliana Carbon



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